PTPR ci vuole chiarezza

Dimenticanza, superficialità, ritardi, omissioni o manovra?

In questi giorni sta montando la bufera sulla mancata approvazione della proroga al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) scaduta lo scorso 14 Febbraio 2014, nonostante la delibera di giunta e della commissione competente che impegnava il consiglio regionale ad agire in tempi brevi per l’approvazione del Piano.

Ad oggi il PTPR è decaduto e quindi subentra ad esso la legge regionale n°28 del 1998 che contiene vincoli operativi simili al provvedimento di approvazione del PTPR che da oltre un decennio aspetta il via libera definitivo. Si sono susseguite occupazioni delle aule, voci di SCIE impazzite, di vincoli decatuti, di ruspe in movimento. Insomma una situazione fuori controllo che fino ad ora nessuno è riuscito a ricomporre in un quadro chiaro e senza ambiguità.

L’assessore Regionale Civita è netto nel dire che si sta facendo “molto rumore per nulla”. Secondo l’Assessore, infatti, il superamento della data del 14 febbraio non è comporta nessun richio in quanto “l’articolo 21 della legge regionale sul paesaggio (la n. 24 del 1998), al contrario di quanto sbandierato, aumenta i livelli di salvaguardia consentendo di realizzare nelle aree con decreto paesaggistico minimi interventi edilizi ovvero solo quelli di restauro edilizio, risanamento statico e manutenzione straordinaria degli edifici. Tale disposizione restrittiva resterà in vigore fino all’entrata in vigore della legge con la proroga al 14 febbraio 2015, ad oggi rinviata”.

La legge n°28 del 1998 definisce una serie di vincoli sulle aree riferibili all’articolo 82, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, oggi tutelate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il PTPR amplia i territori sottoposti alla tutela paesaggistica anche su altre aree non ricomprese il quelle vincolate ope legis dal citato Codice dei beni e definisce un quadro unico di riferimento e ad una perimetrazione chiara.
Fra l’altro ricordiamo che il Piano è stato redatto dalla Regione su delega da parte del MIBAC e che la Legge Galasso del 1985 (431/85) impone alle Regioni di provvedere ad una pianificazione paesistica del territorio, altrimenti lo Stato interverrà con i poteri sostitutivi.

Quindi, come dire, c’è un convitato di pietra in tutta questa storia (il MIBAC) che forse potrebbe far sentire la sua voce per chiarire la vicenda.

Ma tornando al problema della “vacatio” dovuta alla macanta approvazione del Piano e della proroga, noi dell’Osservatorio Casilino abbiamo interpellato Paolo Berdini (Urbanista, Docente e scrittore) che sostiene che la legge 28 del 98 riguarda esclusivamente le categorie di beni tutelati dalle leggi dello Stato, e cioè dalla ex legge 431/85 oggi inserita nel Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Questo vuol dire che da tale tutela rimangono fuori alcune aree. Sì ma quali? L’analisi è complessa ma sicuramente, sostiene sempre Berdini, saltano tutti i vincoli sulle fasce di salvaguardia nei centri storici. Altro esempio sono alcune aree che “giacciono” sulla tratta di collegamento da Cisterna all’Autostrada del Sole. Tali zone non sono ricomprese nel Codice dei beni culturali e del paesaggio ma invece vengono tutelate dal PTPR. Questo vuol dire che oggi – decaduto il PTPR - queste aree sono “liberate” da vincolo e quindi trasformabili.

Insomma un pasticcio. Un pasticcio che la Regione addossa al M5S reo di aver fatto slittare l’approvazione del Piano Casa che conteneva il PTPR come collegato. Un pasticcio che il M5S rispedisce al mittente affermando che da un lato il Piano Casa della nuova Regione è irricevibile senza correttivi, dall’altro che questa “dilazione” nell’approvazione del PTPR è una manovra per favorire i costruttori. Ripetiamo: un pasticcio.

Resta il fatto che – stando a quanto dicono in Regione – l’approvazione della proroga sarà veloce e quindi i tempi per poter avviare qualcosa sono veramente ridotti al minimo. Una finestra stretta non solo per la materiale presentazione dei progetti ma anche per l’iter burocratico delle autorizzazioni (c’è da fare un’istruttoria e c’è da avviare un processo non brevissimo).

Quindi dobbiamo stare tranquilli? Sì e no.

Essendo la burocrazia una scienza inesatta e molto molto interpretativa noi dell’Osservatorio Casilino (evitando sia di fare i pesci in barile sia gli urlatori di professione) vogliamo sia fatta chiarezza, e quindi chiediamo con forza:

  1. che si approvi in via definitiva il PTPR

  2. che in alternativa si metta all’ordine del giorno del primo consiglio utile l’approvazione della proproga in modo da stoppare sia fughe in avanti di natura speculativa, sia il nervosismo che non giova ad una serena disamina di un provvedimento così importante

  3. che, nell’attesa che uno o l’altro provvedimento vengano approvati, la Regione renda nota un mappatura/lista dei vincoli secondo la legge 28/1998, ovvero quelli esistenti in questa fase di vacatio

  4. che in questo periodio di incertezza il Ministero dei Beni Culturali svolga la sua attività di vigilanza al riguardo

Siamo una forza positiva del territorio che ha dimostrato capacità sia di lotta sia di dialogo. Non siamo disposti a cedere un centimetro del Comprensorio Casilino e ci rendiamo conto che tutta la nostra battaglia ha il suo centro in un principio: ciò che è tutelato deve rimanere tale.

Come dice un nostro attivista, la tutela è un pallone: una volta bucata, non importa dove, s’affloscia tutta.