Ecomuseo

Un ecomuseo (o museo diffuso), molto diverso da un normale museo, è un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione.

L'ecomuseo interviene sullo spazio di una comunità, nel suo divenire storico, proponendo "come oggetti del museo" non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l'architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc... La portata innovativa del concetto ne ha inevitabilmente determinato la conoscenza ben oltre l'ambito propriamente museale.

Propone il territorio ad attrazione turistica con tutte le ricadute positive occupazionali ed economiche.

L'ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Può essere un territorio dai confini incerti ed appartiene alla comunità che ci vive. Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati, ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività.Leggi direttamente su Wikipedia oppure scarica un Manifesto (917.32 kB) redatto dall'Osservatorio  

I Quaderni

L' Osservatorio Casilino stà scrivendo i Quaderni dell'Ecomuseo con l'obiettivo di specificare meglio le sue Linee Guida (374.61 kB) caratterizzandole maggiormente sul territorio. Con la collaborazione del WWF il primo quaderno sulla situazione Urbanistica del settore:

 

Ecomuseo per VI Municipio

di Alessia Ciccotti

Il VI municipio si prepara a realizzare il suo Ecomuseo. Il Consiglio municipale, nella serata di lunedì 24 gennaio, ha infatti approvato la mozione presentata dal Consigliere Gianluca Santilli, capogruppo del Pd, con 13 voti a favore e 7 contrari. Questa decisione è stata accolta come una grande vittoria dal Comitato di quartiere Torpignattara, l’Osservatorio Casilino e tutte le altre realtà associative territoriali che ieri sera hanno assistito alla seduta del Consiglio e che da molto tempo si stanno battendo per evitare il rischio di cementificazione che l’intera zona sta correndo, per valorizzare le aree verdi, il patrimonio culturale e migliorare così la vivibilità di un territorio tra i più affollati e frequentati della capitale.
Come si legge nel testo della mozione infatti, nel municipio si calcolano ben 15.600 abitanti per chilometro quadrato, contro una media del comune di Roma di circa 2143 abitanti per chilometro quadrato.

Un bel po’ di gente, insomma, che sarà ora chiamata a contribuire alla promozione e realizzazione di questo progetto. La mozione impegna infatti Presidente e Giunta ad istituire un tavolo di lavoro con cittadini, realtà territoriali, proprietari di aree verdi o facenti parte di zone di interesse storico-artistico, di cui il VI municipio è ricco, per affrontare le fasi e i passaggi che porteranno, o dovrebbero portare, alla realizzazione dell’Ecomuseo.

Per sua stessa natura l’ecomuseo, nato in Francia negli anni ’70 grazie agli archeologi George Henri Riviere e Hugues de Varine, è concepito proprio come un «processo dinamico con il quale le comunità conservano, interpretano e valorizzano il proprio patrimonio in funzione dello sviluppo sostenibile. Un ecomuseo è basato su un patto con la comunità» (Dichiarazione di Intenti di Retilunghe, Trento, maggio 2004). Un museo diffuso, dilatato, sul territorio che mira a tutelare, promuovere il patrimonio non solo culturale ma anche storico e sociale di una comunità, quella passata, presente e futura. In questo senso Riviere lo definiva come un «museo del tempo e dello spazio in un luogo dato», un’istituzione dedicata alla memoria collettiva di una comunità, di un quartiere in questo caso. Un progetto, dunque, che per vedere la luce non può prescindere da un rapporto di collaborazione e partecipazione fra istituzioni e popolazione.
I cittadini in più di un’occasione hanno dimostrato la loro disponibilità; adesso questa mozione rappresenta, si spera, quella dell’amministrazione municipale.

Senza contare poi che il progetto rappresenterebbe anche motivo d’orgoglio per il quartiere e per la città. Gli ecomusei infatti sono già molto diffusi sia all’estero (in Europa e nel Mondo) ma anche nel resto d’Italia. Molte regioni del nostro Paese hanno promulgato delle leggi che regolano e promuovono la loro creazione; il Piemonte è stata la prima nel 1995 a legiferare in questo campo, ma anche in Veneto, Abruzzo, Calabria e Liguria si sta lavorando in questa direzione.
Nel Lazio invece non esiste ancora alcuna legge né proposta che miri a regolare questa disciplina o a stabilire fondi e risorse; gli unici ecomusei attualmente esistenti nella nostra regione sono 4: l’ecomuseo San Donato, in provincia di Frosinone, quello del Litorale Romano, quello dell’Agro Pontino, in provincia di Latina e quello della Teverina a Bomarzo in provincia di Viterbo.

“Una mozione importantissima, con la quale il Municipio lancia una proposta di enorme respiro, come quella della valorizzazione e tutela del territorio attraverso la realizzazione di un ecomuseo. Una proposta che non vuole rompere, ma costruire un fronte ampio partendo dalla lettura delle vocazioni del territorio e delle esigenze dei cittadini, con l’obiettivo di coinvolgere i proprietari. Un risultato importante che può già partire dal dialogo instaurato in questi mesi con le organizzazioni civiche del territorio, dalle quali il Municipio ha accolto la proposta dell’ecomuseo”, spiega il Presidente del Municipio Roma 6 Giammarco Palmieri. “Ed anche - conclude il Presidente - una grande prova di solidità della maggioranza che governa il Municipio, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, che ancora una volta, come sempre, dimostra la sua compattezza e la sua volontà di operare nell’interesse dei cittadini. Voglio ringraziare tutti i consiglieri della maggioranza ed i membri della Giunta municipale per il contributo di idee portato in questa discussione e per la capacità di gestire con rigore un argomento così complesso”.

Social City

di Carlotta Magnanini, L'Espresso
Ritrovare l'appartenenza a una comunità. Grazie a quartieri dove tutto si può raggiungere a piedi. E a metropoli a dimensione umana. Utopia? No, già realtà.

Quindici minuti. Il più importante movimento di riforma nel campo dell'architettura dell'ultimo ventennio, secondo il New York Times, poggia su uno spicchio di orologio. Quindici minuti è il tempo che ci vuole per recarsi a piedi in ufficio, al supermercato, a scuola se si vive secondo le regole del New Urbanism. La città del futuro? È un quartiere: amministrato dalla vivibilità, l'armonia e la 'walkability' a misura di pedone.

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